Strada
facendo Hollywood ha perso l'anima. È ancora fresco il ricordo di
quando i film catastrofici mettevano paura, addirittura angoscia.
Freschissima la visione vera e scioccante di due grattacieli, pieni
di esseri umani, che crollavano come castelli di carte. Eppure, oggi,
sul grande schermo, è tutta una gara ad abbattere città: lo fanno i
terremoti, come in San Andreas, ma anche i supereroi, come
negli Avengers. Lo fanno senza che i registi si preoccupino di
trasmettere l'idea che qualcuno, là dentro, sta morendo. Se così
fosse i film sarebbero vietati ai minori di 14 anni, con danni
irreparabili per il botteghino. Il commercio ha messo a tacere la
coscienza: l'implicito non esiste, se non vedi la vittima, se non
vedi il sangue, allora non esistono.
Un
cappello melodrammatico ma necessario per giudicare San Andreas,
kolossal catastrofico tanto immorale quanto divertente. Sarà per il
sorriso accattivante di Dwayne “The Rock” Johnson, per le sue
dimensioni da Teddy Bear preistorico o per il ritmo indiavolato dello
spettacolo ma proprio non riusciamo a odiare a questo film.
Demente
nella trama, indolente nella caratterizzazione dei personaggi,
analfabeta nei dialoghi, oltraggioso nelle coincidenze che regolano
il destino dei protagonisti: se escludiamo gli effetti speciali non
dovremmo ne potremmo regalare un pollice all'insù a San Andreas.
Eppure esistono meccanismi automatici, nella mente, che sarebbe
ipocrita ignorare: in primis il bisogno di evasione, che pur va
soddisfatto e che si lascia tentare dalle acrobazie impossibili,
dalle onde anomale, da metropoli sbattute come tappeti nella gloria
imbarazzante del 3D. Poi c'è il bisogno di trovare eroi, giganti che
non si conformino, neanche fisicamente, col grigiore della
quotidianità. The Rock è uno di loro: è tanto immenso da poterci
abbracciare tutti. In certi film è buono anche quando è cattivo.
Ultimo ma non ultimo il bisogno d'innamorarsi, anche virtualmente: a
quello, nel film, ci pensa la Venere Alexandra D'Addario, una che
cinquant'anni fa sarebbe diventata più esplosiva di Marilyn.
Il
resto è apocalisse d'ufficio, tanto che per distruggere San
Francisco nemmeno si va più a San Francisco: il film è girato in
Australia, il resto lo fa il computer.
Un
continuo gioco al rilancio: prima un terremoto catastrofico, poi un
altro terremoto ancora peggiore (il più potente mai registrato!!),
infine uno tsunami più alto del Golden Gate Bridge. Non abbastanza
per sabotare la felicità della famiglia di The Rock, che si gode il
lieto fine davanti alla bandiera americana. All'orizzonte una
metropoli distrutta ma surrealmente vuota di cadaveri o urla. Non
preoccupatevi: hanno demolito un set. Non era nemmeno di cartapesta
ma di pixel: quando cadono non fanno rumore.
Consiglio di oggi: non fate gli snob e, ogni tanto, andate al cinema solo per divertirvi. Se non lo fate ve ne pentirete quando arriva la fine del mondo.


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