Se
tutti i debutti sul grande schermo fossero fulminanti come quello di
Yann Demange, lo stato del cinema sarebbe più incoraggiante di
quello che è oggi. Trentasette anni, nato a Parigi ma cresciuto a
Londra, Demange si è fatto le ossa dirigendo due belle miniserie per
la BBC: Dead Set e Top Boy.
Il
suo primo lungometraggio: '71, distribuito in Italia a partire
dal 9 luglio, è un thriller tesissimo ambientato, come dice il
titolo, nella Belfast del 1971. La recluta britannica Gary Hook
(l'intenso Jack O'Connell, già protagonista di Unbroken, di
Angelina Jolie) viene spedita in Irlanda del Nord, dove impazza la
guerra con l'IRA.
Durante
un'operazione di routine nelle strade della città, che si trasforma
in uno scontro a fuoco, il soldato finisce abbandonato dai
commilitoni nel quartiere cattolico. Dovrà sopravvivere per una
notte intera, braccato dall'IRA, odiato dalla cittadinanza e aiutato
da poche persone di coscienza, che rischiano d'essere accusate di
collaborazionismo.
Con
un budget medio-basso (otto milioni di sterline) e un raro istinto
cinetico, Demange ha confezionato un film da vedere tutto d'un fiato,
di quelli che ti tengono inchiodato alla poltrona. Il soldato Gary
non può fermarsi: tra pub pieni di terroristi, esplosioni, fazioni
contrapposte dell'IRA che si contendono la sua vita (interventisti
contro politici), esplosioni accidentali che lo lasciano sordo e
ferito (una delle sequenze più impressionanti della pellicola),
sparatorie in vicoli e corridoi, la sua notte è un incubo dinamico e
martellante.
Quello
di Demange non è tanto cinema politico (come lo era quello degli
esordi di Paul Greengrass) quanto un esperimento a cavallo tra
dramma, action e horror d'altri tempi (ad esempio il Carpenter di
Distretto 13 o 1997 fuga da New York), dei quali
riprende la ruvidezza e l'oscurità che avvolge tutto, trasformandosi
in minaccia costante. Le soggettive e lo spaventoso realismo della
violenza sono invece attualissimi, figli di un cinema che non può
prescindere da Salvate il soldato Ryan.
Il
cast di veterani attori irlandesi è totalmente al servizio del
protagonista, del quale, non c'è dubbio, sentiremo parlare: bello e
bravo, come si addice a un futuro divo. In patria, dove il ricordo di
quella guerra sanguinosa e fratricida è ancora vivo, la visione sarà
più intensa. Da noi l'argomento risulta lontano, tanto che gli
spettatori più giovani potrebbero a malapena sapere di cosa si
parla: '71 gli insegnerà che nessuna società, nemmeno la più
occidentale e “civile”, è impermeabile all'odio e alla rivolta.
Da vedere, rivedere e mostrare in classe agli aspiranti videomaker
italiani: che imparino cosa significa fare cinema con muscoli e
cervello.
Il consiglio di oggi: non sottovalutate mai il cinema inglese, loro, alla fine del mondo, ne usciranno più dignitosamente di noi.

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