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venerdì 10 luglio 2015

Corri soldatino, corri: '71

Se tutti i debutti sul grande schermo fossero fulminanti come quello di Yann Demange, lo stato del cinema sarebbe più incoraggiante di quello che è oggi. Trentasette anni, nato a Parigi ma cresciuto a Londra, Demange si è fatto le ossa dirigendo due belle miniserie per la BBC: Dead Set e Top Boy.
Il suo primo lungometraggio: '71, distribuito in Italia a partire dal 9 luglio, è un thriller tesissimo ambientato, come dice il titolo, nella Belfast del 1971. La recluta britannica Gary Hook (l'intenso Jack O'Connell, già protagonista di Unbroken, di Angelina Jolie) viene spedita in Irlanda del Nord, dove impazza la guerra con l'IRA.



Durante un'operazione di routine nelle strade della città, che si trasforma in uno scontro a fuoco, il soldato finisce abbandonato dai commilitoni nel quartiere cattolico. Dovrà sopravvivere per una notte intera, braccato dall'IRA, odiato dalla cittadinanza e aiutato da poche persone di coscienza, che rischiano d'essere accusate di collaborazionismo.
Con un budget medio-basso (otto milioni di sterline) e un raro istinto cinetico, Demange ha confezionato un film da vedere tutto d'un fiato, di quelli che ti tengono inchiodato alla poltrona. Il soldato Gary non può fermarsi: tra pub pieni di terroristi, esplosioni, fazioni contrapposte dell'IRA che si contendono la sua vita (interventisti contro politici), esplosioni accidentali che lo lasciano sordo e ferito (una delle sequenze più impressionanti della pellicola), sparatorie in vicoli e corridoi, la sua notte è un incubo dinamico e martellante.
Quello di Demange non è tanto cinema politico (come lo era quello degli esordi di Paul Greengrass) quanto un esperimento a cavallo tra dramma, action e horror d'altri tempi (ad esempio il Carpenter di Distretto 13 o 1997 fuga da New York), dei quali riprende la ruvidezza e l'oscurità che avvolge tutto, trasformandosi in minaccia costante. Le soggettive e lo spaventoso realismo della violenza sono invece attualissimi, figli di un cinema che non può prescindere da Salvate il soldato Ryan.

Il cast di veterani attori irlandesi è totalmente al servizio del protagonista, del quale, non c'è dubbio, sentiremo parlare: bello e bravo, come si addice a un futuro divo. In patria, dove il ricordo di quella guerra sanguinosa e fratricida è ancora vivo, la visione sarà più intensa. Da noi l'argomento risulta lontano, tanto che gli spettatori più giovani potrebbero a malapena sapere di cosa si parla: '71 gli insegnerà che nessuna società, nemmeno la più occidentale e “civile”, è impermeabile all'odio e alla rivolta. Da vedere, rivedere e mostrare in classe agli aspiranti videomaker italiani: che imparino cosa significa fare cinema con muscoli e cervello.
Il consiglio di oggi: non sottovalutate mai il cinema inglese, loro, alla fine del mondo, ne usciranno più dignitosamente di noi. 

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