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lunedì 13 luglio 2015

Giovani si diventa: anche i fricchettoni hanno l'anima (?)

NoahBaumbach, newyorchese, 45 anni, aspira a diventare l'erede di Woody Allen. Sceneggiatore per Wes Anderson (The Fantastic Mr. Fox; Le avventure acquatiche di Steve Zissou) e regista di sette film, tutti ambientati nella Grande Mela, Baumbach ama la borghesia, i dialoghi brillanti, le virate surreali e la malinconia di fondo.



La sua parabola ascendente, nel cinema indipendente americano, sembra inarrestabile: è il beniamino dei critici e di un pubblico selezionatissimo, come se il grande successo non gli interessasse. Per lui Ben Stiller, uno che non va per il sottile quando si tratta di fare il deficiente, si è trasformato due volte in attore drammatico.
La seconda è in Giovani si diventa che vede Stiller fare coppia con Naomi Watts. 
Josh e Cornelia sono benestanti, vicini alla mezza età e senza figli. Lui ha diretto un documentario dieci anni prima e ora è bloccato nell'eterna realizzazione del secondo film (Barton Fink?). Lei produce documentari ed è figlia di un anziano regista, considerato un genio. I loro migliori amici hanno avuto una bambina, cosa che ha gettato Josh e Cornelia in uno stato d'ansia: non si sentono adeguati alla loro età, soffrono le scelte sbagliate e una routine diventata noia.
Tutto cambia quando conoscono Jaimie e Darby: venticinque anni, pieni di un'energia travolgente. Lui vorrebbe diventare cineasta e tratta Josh come un mentore ma la verità è che, dietro la maschera affabile, si nasconde un bastardello ambizioso, di quelli che non si fermerebbero davanti a nulla per ottenere il successo.
La coppia di giovani “hipster” è interpretata da Adam Driver (che era nel precedente film di Baumbach, Frances Ha e sarà nell'imminente Guerre Stellari - Episodio VII) e Amanda Seyfried (Letters to Juliet).



Si ride, si pensa e si piange, in questa azzeccata commedia di caratteri, forse la migliore uscita dalla penna del nuovo bardo newyorchese. Se Allen, oggi, dirigesse un film tanto vitale e arguto, il mondo lo acclamerebbe come un ritorno alla forma degli anni '80. Per Baumbach, prono a certi squilibri narrativi e stilistici, Giovani si diventa è un trionfo. Un cinema che parla di snob ma non è più snob (dubbio che adombrava il bianco e nero e lo spirito di Truffaut di Frances Ha), capace di analizzare dubbi esistenziali di veri esseri umani, anche se incastonati in un mondo di privilegi, dove lavoro e denaro non sembrano essere preoccupazioni.
Nel cast emergono la Watts, il cui ventaglio espressivo, negli anni, si è ampliato in modo impressionante e Driver, perfetto nel convogliare la falsità istintiva, quasi ingenua, del personaggio. Il finale, ironico e amarissimo, colpisce sotto la cintola. Scommetto su una lunga vita in rassegne e cineforum.
Consiglio di oggi: dopo Terminator e aspettando Ant-Man pulitevi la bocca con un po' di buon cinema d'autore, non ve ne pentirete. Poi, alla fine del mondo, davanti allo scranno di San Pietro, durante l'esame per entrare in Paradiso, potrete tirarvela un po'. 


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