Trent'anni
fa Terminator colpì il mondo del cinema con la forza
dirompente che solo le scommesse più azzardate possono avere: pochi
soldi, tante idee, ritmo e violenza martellanti, un giovane Arnold
Schwarzenegger ancora libero dall'autoironia con cui oggi è
costretto a giustificare ogni suo ritorno.
Giovedì
Terminator Genisys ha invaso le sale italiane con la placida
impertinenza di chi sa di avere i mezzi, ma non i meriti, per imporsi
al botteghino. Il quinto capitolo della saga, che ignora il
disastro che fu Terminator Salvation (diretto da
MCG, con Christian Bale nel ruolo di John Connor), vede Schwarzy
riprendere l'iconico ruolo del cyborg T-800.
Sulla
carta, nonostante l'incompatibilità tra l'età dell'attore e
l'aspetto del robot, era una buona notizia. Arnold, in fondo, è
sempre stato l'anima di tutta sta faccenda. Bisogna ammettere,
inoltre, che nonostante la scusa ridicola usata per giustificare la canizie
della macchina (il tessuto umano che la copre è soggetto alla
frizione del tempo?!), l'austriaco se la cava bene. Quello che
non funziona, in nel deludente blockbuster estivo, massacrato dai
critici anche in patria, è TUTTO il resto.
La
regia di Alan Taylor è anemica: le scene d'azione hanno una rigidità
televisiva, quelle di dialogo sono incorniciate da un totale
disinteresse stilistico. Da Terminator nessuno pretende scambi
di battute shakespeariane ma in Gensisys sembra di sentir parlare degli idioti: la
pigrizia con cui è scritto offende, si salva solo qualche battuta,
come se la morale fosse “meglio scherzarci sopra”.
Fa
male vedere un attore sensibile come Jason Clarke (la scoperta di
Zero Dark Thirty) ridotto a cattivo da fumetto. Stupisce dover
ammetter che Emilia Clarke, nota al grande pubblico televisivo per il
ruolo di Daenerys Targaryen ne Il trono di spade, non possiede l'altezza delle vere dive (in tutti i sensi...). Al confronto la Sarah Connor di Linda
Hamilton era un prodigio di tensione: una guerriera arresa al fato.
Il terzo protagonista, Jay Courtney, raccoglie il dubbio merito di
aver contribuito a rovinare due saghe seminali: prima di imporre la
propria inespressività bovina a Terminator fece soffrire la sua
presenza a Die Hard 4.
Il
trio viaggia nel tempo senza che il pubblico abbia la minima idea di
cosa stia succedendo o perché: il primo salto, indietro al 1984,
riprende alcune scene del film originale e il gioco funziona; poi si
vola nel 2017 e ogni chance di originalità è perduta in un vortice
di botte ed esplosioni, contrassegnate da effetti nemmeno tanto
speciali.
I
produttori vogliono altri due film: noi prevediamo che il pubblico si
stancherà prima. Loro e il povero Schwarzenegger, le cui giunture
scricchiolano così forte che pare di sentirle anche al di qua dello
schermo.
Consiglio di oggi: rivedetevi i Terminator di Cameron e fate finta che la saga sia finita lì. Quando Skynet prenderà il controllo e arriverà la fine del mondo rinfacciategli Genisys: vi concederà di vivere. La vergogna è 'na brutta cosa.


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