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lunedì 13 luglio 2015

Terminator Genisys: il vecchio, la nana e il manzetto

Trent'anni fa Terminator colpì il mondo del cinema con la forza dirompente che solo le scommesse più azzardate possono avere: pochi soldi, tante idee, ritmo e violenza martellanti, un giovane Arnold Schwarzenegger ancora libero dall'autoironia con cui oggi è costretto a giustificare ogni suo ritorno.
Giovedì Terminator Genisys ha invaso le sale italiane con la placida impertinenza di chi sa di avere i mezzi, ma non i meriti, per imporsi al botteghino. Il quinto capitolo della saga, che ignora il disastro che fu  Terminator Salvation (diretto da MCG, con Christian Bale nel ruolo di John Connor), vede Schwarzy riprendere l'iconico ruolo del cyborg T-800.



Sulla carta, nonostante l'incompatibilità tra l'età dell'attore e l'aspetto del robot, era una buona notizia. Arnold, in fondo, è sempre stato l'anima di tutta sta faccenda. Bisogna ammettere, inoltre, che nonostante la scusa ridicola usata per giustificare la canizie della macchina (il tessuto umano che la copre è soggetto alla frizione del tempo?!), l'austriaco se la cava bene. Quello che non funziona, in nel deludente blockbuster estivo, massacrato dai critici anche in patria, è TUTTO il resto.
La regia di Alan Taylor è anemica: le scene d'azione hanno una rigidità televisiva, quelle di dialogo sono incorniciate da un totale disinteresse stilistico. Da Terminator nessuno pretende scambi di battute shakespeariane ma in Gensisys sembra di sentir parlare degli idioti: la pigrizia con cui è scritto offende, si salva solo qualche battuta, come se la morale fosse “meglio scherzarci sopra”.
Fa male vedere un attore sensibile come Jason Clarke (la scoperta di Zero Dark Thirty) ridotto a cattivo da fumetto. Stupisce dover ammetter che Emilia Clarke, nota al grande pubblico televisivo per il ruolo di Daenerys Targaryen ne Il trono di spade, non possiede l'altezza delle vere dive (in tutti i sensi...). Al confronto la Sarah Connor di Linda Hamilton era un prodigio di tensione: una guerriera arresa al fato. Il terzo protagonista, Jay Courtney, raccoglie il dubbio merito di aver contribuito a rovinare due saghe seminali: prima di imporre la propria inespressività bovina a Terminator fece soffrire la sua presenza a Die Hard 4.



Il trio viaggia nel tempo senza che il pubblico abbia la minima idea di cosa stia succedendo o perché: il primo salto, indietro al 1984, riprende alcune scene del film originale e il gioco funziona; poi si vola nel 2017 e ogni chance di originalità è perduta in un vortice di botte ed esplosioni, contrassegnate da effetti nemmeno tanto speciali.
I produttori vogliono altri due film: noi prevediamo che il pubblico si stancherà prima. Loro e il povero Schwarzenegger, le cui giunture scricchiolano così forte che pare di sentirle anche al di qua dello schermo.
Consiglio di oggi: rivedetevi i Terminator di Cameron e fate finta che la saga sia finita lì. Quando Skynet prenderà il controllo e arriverà la fine del mondo rinfacciategli Genisys: vi concederà di vivere. La vergogna è 'na brutta cosa. 


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