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giovedì 16 aprile 2015

La più bella cover di sempre? Denti marci e malinconia chicana





Era alto, magro e aveva la faccia lunga come quella di un cavallo. Era stato alcolizzato ed eroinomane. Aveva vissuto la New York degli anni '70 e '80, quella del punk e del CBGB e la New Orleans degli anni '90. Aveva i denti marci e sangue nativo americano. Aveva tagliato la corda con cui la moglie si era impiccata a un albero, sulle rive del Mississippi.
Se non ricordate Willy De Ville ve lo ricordo io. Morto sei anni fa di cirrosi e cancro al pancreas, aveva vissuto la vita che Tom Waits ha cantato fino a diventare ridicolo. Quella dei motel, dei diner e delle vecchie auto americane, di amori ispanici e coltelli a serramanico.



Ve lo ricordo perché voglio che oggi risentiate la cover più bella della storia della musica: quella Hey Joe che ritrova le radici "texicane" dell'oscuro traditional portato alla fama da Jimi Hendrix, la sua natura bollente di melodramma latino, il suo sapore di confine, sangue e tequila.
Il consiglio di oggi è semplice: scoprite questo autore, la sua ingenuità dei tempi grease di Mink De Ville, le atmosfere Delta della seconda fase. Immergetevi nel suo blues. Una delle tante colonne sonore per la fine del mondo.

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