Giudicare
un telefilm dalla prima puntata è come giudicare una pornodiva da
vestita. Prematuro. Se poi il telefilm in questione è uno dei
prodotti italiani più importanti del decennio la cautela è
d'obbligo. Ecco perché, per dire la mia su 1992, ho aspettato
sei puntate.
Perdonatemi
se parto con un'affermazione maiuscola come “più importanti del
decennio”. Perdonatemi, ma è vero: il futuro del nostro
piccolissimo schermo lo sta facendo Sky. Lei e nessun altro. Prima
Romanzo criminale, poi In Treatment e
Gomorra (Faccia d'Angelo non ha lasciato traccia di
sé): se all'estero qualcuno sé ricordato che l'Italia esiste è
merito di queste serie, che sono anni luce avanti al pattume Rai e
Mediaset, meglio delle scorie del cinema nostrano e quasi al passo
con prodotti di HBO o BBC.
Ho
aspettato sei puntate anche perché ero incuriosito dalle stroncature
scritte dai colleghi del Fatto Quotidiano e di Huffington Post (complimenti, invece, all'attenta disamina fatta da Malaparte su Tvblog). Ad
esempio: sul secondo la giornalista Beatrice Dondi parla di «uno
Stefano Accorsi meno espressivo del MaxiBon che mangiava un tempo».
Poi affonda: «un
triste Bignami della storia recente dall'aria soporifera. In cui
l'unico sprazzo emotivo è dato dalla meravigliosa cattiveria dello
spot pubblicitario di House
of Cards a
fine episodio. E il confronto, davvero, è impietoso».
Ora,
a ragion veduta, posso assicurarvi che Accorsi, per il quale non ho
mai avuto particolare simpatia, s'è ritagliato il ruolo migliore
della sua carriera. House
of Cards, poi,
c'entra come i proverbiali ca**i a merenda. Evidentemente la Sig.ra
Dondi fa parte di quel nutrito gruppo di spettatori che non solo è
caduto nella trappola del West
Wing for dummies di
Netflix (un Presidente killer?! Trattative in mimetica tra capi di
stato americani e russi nel deserto giordano?!) ma lo usa anche come
termine di paragone con tutto il mondo dei telefilm americani. La
Dondi dice anche: «Aspettavamo
con fiducia una serie 'all'americana'».
Ma all'americana come? Come C.S.I.?
Supernatural?
Beverly
Hills 90210?
The
Wire?
Treme?
American
Horror Story?
Friday
Night Lights?
Perché gli americani fanno tutto, nel male e nel bene.
La
verità è che noi dovremmo fare qualcosa “all'italiana” e farlo
bene. 1992
è fatto bene, molto. Non era facile unire storia, umanità, thriller
e politica, ma il trio di sceneggiatori ce l'ha fatta. Pensando a
Mad
Men,
come dicono loro stessi. E se la scrittura non è ancora a
quell'altezza (ovvero in zona Pinter e Mamet) possiamo farcene una
ragione: solo nel primo episodio ci sono due monologhi da ricordare
(quello di Non
è la Rai
e quello delle banane).
Certo:
di difetti ce ne sono. A partire dall'insistenza con cui Miriam Leone
viene spogliata e inquadrata di lato B (abbiamo capito: Veronica Castello è una
zoccola), fino alla sotto trama dell'HIV e delle vendette personali. È
vero anche che Tea Falco non vincerà un Oscar nei prossimi anni. Ma
il ritmo c'è, i personaggi pure, gli elementi storici sono piccanti,
le soluzioni non scontate e il tragico manicheismo della tv
post-democristiana assente. E la Leone, culo a parte, recita bene:
forse è lei la vera eroina, visto che in tempi di crisi ha lasciato
una poltrona Rai per fare l'attrice (studiando, prima).
Insomma,
guardate 1992 e accettate il mio primo
consiglio per la fine del mondo:
non leggete recensioni italiane (neanche le mie). Siamo un popolo di
cazzari e tuttologi, ogni cosa che scriviamo è sporca di politica,
marchette, mefitiche arie intellettuali. In pratica siamo tutte
scoregge e poca merda. La merda buona, quella bio, che profuma di
natura, la scrivono gli inglesi e gli americani. Imparate l'inglese e
lasciate che il giornalismo italiano muoia asfissiato. Tanto sta
arrivando la fine del mondo.


Lo inizio stasera!
RispondiEliminaGrazie Tessa (per chi non lo sapesse T. è mia sorella, che ha un famoso blog di libri). Ho linkato il tuo blog al mio. Ricambi?
RispondiEliminaAh, ah. Molto famoso! adesso se le mie scarse abilità me lo consentono ti linko.
EliminaHo guardato la prima puntata di 1992. Mi è piaciuto, malgrado Accorsi mi scateni da sempre una crisi di orticaria al minimo contatto visivo. Ha ritmo, è ben recitato (a parte Tea Falco), stuzzica. Speriamo continui così!